mercoledì 22 novembre 2006
Cracco Peck kcepoccarc
Due pranzi (di lavoro) in due settimane nel ristorante pluristellato. E ti lamenti, direte voi. No c'è chi sta peggio. Però francamente non sono un entusiasta della cucina di Cracco. La maionese caramellata è un "idea simpatica" e nient'altro. Alla seconda volta che la servono ti ha già stufato. Il risotto al mascarpone con fondo di acciughe e limone e medaglione di cioccolato amaro sovrastante è invece un piatto dannoso al palato. Il gioco dei quattro gusti percepiti dal palato (amaro, dolce, acido e salato rappresentati rispettivamente da cioccolato, mascarpone, limone e acciughe) l'ho capito. Non era difficile. L'hanno capito meno le mie papille, di sucuro l'hanno apprezzato poco. Buone invece altre cose. Il fritto di calamaretti e alici così come la cotoletta alla moda di Marchesi (bei cubettoni di vitello morbidi e croccanti). Il problema è: perchè spendere (molti) soldi in certi ristoranti se le stesse cose le posso mangiare (bene) in qualche trattoria della provincia? In sostanza o lo chef mi stupisce o vado a spendere 20 euro alla locanda ai ponti di Challand Sainkt Victor, 6 chilometri da Verres in Val d'Aosta (a cui dedicheroò un prossimo post). Per esempio, parlavo poco tempo fa con Jordi Butron, dell'Espai Sucre di Barcellona, ristorante (quasi) tutto dolce che merita la visita. Per farla breve da Butron assaggiate una cucina nuova per davvero che, piaccia o no, almeno fa dibattere i commensali.
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